Mi chiamo Claudio Lugaro, sono un educatore ed istruttore cinofilo e mi occupo di relazione con il cane e di tutto ciò che gira intorno ad essa. Questo però non è uno spazio per pubblicizzare la mia professione, bensì un blog dove scrivere, condividere, confrontare riflessioni e punti di vista sulla società e sulla socialità, sempre attraverso un’ottica zooantropologica, che proprio le esperienze tramite questa professione e le conoscenze ad essa legate fanno emergere in me.
Ho scelto, per fare questo, uno spazio diverso da quelle che sono le piattaforme social in cui oggi ci si esprime per varie ragioni. Andare controcorrente è qualcosa che mi ha sempre affascinato e a cui aspiro nel vivere, ma credo che non si debba trattare di una condizione aprioristica. Avere a che fare con la relazione uomo-cane calata nei contesti sociali urbani, nella vita cittadina, nella dimensione domestica che “trasforma” il cane in pet, mi ha obbligato a fare questo, poiché credo che non ci possa essere altra via per affrontare situazioni relazionali ritenute (da noi umani) problematiche e allo stesso tempo garantire il più possibile un benessere psico-fisico al cane, salvaguardare il più possibile la sua identità di specie, senza avere una visione della vita che vada oltre le sovrastrutture, le standardizzazioni e i giudizi di bene e male, di giusto e sbagliato della nostra società (quantomeno di quella occidentale).
Conseguentemente a questo, ho deciso per uno spazio che si possa non solo svincolare ma anche elevare rispetto alla massa presente sui social network. Non è mia intenzione tirarmela ma sono scettico sulle possibilità di dialogo all’interno dei social: il concetto di democrazia, di libertà di parola, è stato totalmente distorto arrivando al punto di sentirsi nella posizione e all’altezza di poter esprimere opinioni su tutto, creando così caos, competizione e azzerando la possibilità di confronto e scambio di punti di vista.
Qui voglio ritrovare la diretta, fredda, muta osservazione di cose sconosciute.
Qui voglio ritrovare luoghi in cui la mente si possa aprire per accogliere le diversità, senza giudizio.
